venerdì, 26 giugno 2009,11:36
gl'imprevisti.

certe risposte arrivano, mano per la mano, di sera all'incrocio di due strade, in un centro città dall'umore estivo. ti si parano dinanzi, ci si presenta con dei sorrisi, ci si scruta bene negli occhi per leggere anche le virgole. e i punti. ci si saluta poi, c'è chi prosegue nel verso opposto, riappropriandosi del calore di quella mano, c'è chi invece riannoda virgole e punti strada facendo, e giunge ad un significato compiuto.
è solo la sorprendente banalità del caso che mi lascia a bocca aperta ( ed occhi socchiusi). perchè così è, se vi pare, doveva succedere in quel preciso attimo e non prima, non dopo. elucubrazioni di giorni si frantumano e come polvere su di un mobile antico si disperdono con un tocco di mano.
era stata la perfezione di alcune ore, trascorse tra vino bianco, vite in evoluzione ed un significato mancato, a lasciarmi piacevolmente sorpresa e inchiodata ad un leggero, quanto fastidioso a dire il vero, " ma se..". messa in guardia da sola, forte di chiusure improvvise quanto dolorose, i piedi ben saldi per terra, era solo un giro di pensieri quello che si era messo in atto. di destini incrociati, se così si può dire. perchè incontrarsi, mi rendo conto, non è mai abbastanza. conta il momento in cui lo si fa. e per un prima e per un poi tutto si fa diverso. e quando del vissuto non rimane altro che una manciata di pochi giorni avidamente vissuti, quando è palese la mancanza di conoscenza quotidiana, quella delle esaltanti quanto mal considerate piccole cose, si finisce col chiedersi "ma se..". e tutto, chissà, avrebbe acquisito sapori e tonalità diverse.

immagino sia solo una questione di autocompiacimento, in fin dei conti: il piacere nel sentirsi raccontare quello che un tempo a noi appariva la verità e che invece, in quel tempo li, non era stato compreso a pieno ma sminuito a passione fugace e priva del suo stesso significato. apprezzo la possibilità che le viene concessa, di un lieve ri-pensamento dopo che le vite che vi eran state coinvolte hanno preso strade diverse. non certo un guardarsi indietro agonizzante, ma un semplice soffermasi sull'accaduto a mente fredda e cuore libero. affetto sincero è quello che se ne deduce.

quel "ma se.." tira dritto per la sua strada. si abbandona alle chiacchere di piazza s.spirito, all'aria leggera della sera di fine giugno, al sapore dell'incertezza di questi giorni che si ripetono in fila indiana. rimane a mezz'aria, come le parole alla radio nella macchina, di ritorno a casa, che annunciano di una morte inaspettata, quasi surreale, di chi surreale dopotutto aveva reso la propria vita.
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martedì, 19 maggio 2009,20:11
vorrei sapere da dove cominciare per:

controllare il volume di certi ricordi. il volume, non il flusso. e di certi, nn di tutti i ricordi.
starsene fermi, in santa pace. starsene, insomma. senza pensare che li starei meglio che qui, forse. due sono infatti i problemi: il li e il qui, che non si sa mai bene cosa significhino esattamente.
non cedere a pensieri catastrofistici sul domani. non sono catastrofistica, io, ma passare giornate a cercare mezzo lavoro (decente) un pò ti ci fa diventare.
non irritarsi per certe cose che si dicono tanto per dire.
non irritarsi nel sentirsi troppo fuori tempo con l'apparentementenormale scorrere degli eventi.
non irritarsi per certe gornate vuote, inconcludenti e senza slancio.
non irritarsi
aspettare con pazienza gli arrivi nuovi.
(aspettare con pazienza).

succede che quando si ritorna al punto di partenza, si venga a creare un duopolio di sensazioni piuttosto altalenante.
la prima (sensazione).
positiva. si esulta, perchè dopo della confusione generale si ha modo di ritrovare piccole cose nello stesso posto in cui le si aveva lasciate. è una sensazione piacevole, di sicurezza, di armonia.
la seconda.
negativa. ci si irrita (vedi sopra), perchè poco poco prima almeno si andava in una direzione, e pur nella confusione generale, comunque si andava.

sono irrequieta.
ho un albero pieno di ciliege.
poche pagine rimaste di Franny e Zooey e tutto Nove racconti da leggere.
ma certe volte non basta.
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giovedì, 30 aprile 2009,19:28
ho passato 2 mesi (scarsi) qui. ho imparato diverse cosette. soprattutto cosa significa rispettare/si e gratificare/essere gratificati. e lavorare con persone di quelle buone per davvero. ed era la prima volta che facevo il passaggio di consegne, o una cosa molto simile comunque, e devo dire che insomma, sentiro' la mancanza di questo ufficio.
ne verranno altri. ma vabe'.
pioveva, qui a plymouth. poi finisce che alle 7 di sera il sole se ne esce sempre...
e domani notte si parte alle 3, per bristol airport.
e poi casa.
again.
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giovedì, 09 aprile 2009,21:10
un cammello di foglie, in attesa dei miei passi. ogni mattina. due sorrisi al mio arrivo in ufficio, sempre ben disposti. mi piacciono le giornate piene. mi piace la vita che scorre intensa, anche se veloce. mi piace l'idea del viaggio che farò tra stanotte e domani mattina. da sola, dopo tanto tempo (se si escludono i 40 minuti di silenzio che mi concedo all'andata e al ritorno ogni giorno). avrò della buona musica e delle buone parole come compagne. mi piace l'idea dei miei occhi costantemente aperti, di persone sorprendenti che arrivano dal nulla e che poi s'intaccano bene ai ricordi,  la tranquillità di certe giornate lunghe, il sole alto la sera fino alle 19, l'odore di erba appena tagliata.
questa primavera nuova.
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giovedì, 05 marzo 2009,00:44
plymouth-D-012londra mi è sembrata avesse le strade più strette del solito, ma ho l'impressione sia stato solo un effetto ottico, come se fossi diventata un gigante tutto d'un tratto.. bah, chissà. mi ero disabituata alla folla, 3 settimane di provincia posson fare questo (e altro). mi sono sentita "a casa", comunque, come al solito. e richmond il pomeriggio tardi col sole e una buona amica era perfetto. così come lo era ballare revival inglese at the Shunt, rigorosamente senza scarpe.
le inglesi si ostinano a prendere per estate un qualsiasi barlume di sole che spunta durante il giorno. e si vestono di conseguenza. e la sera sono davvero un pò troppo loud per i miei gusti, ma non fa niente.
e visto che qui c'è il mare, anche se è appena marzo, si vedono sundeck e infradito di gomma alla mattina, per andare in università.
...
e ci sono coppie fin troppo giovani con pargoli al seguito, e pare che qui, per via dei sussidi del governo, sia una cosa molto frequente se non si è troppo messi bene con i soldi. vista da occhi italiani, la situazione non sembra esattamente la più auspicabile, ma vabè.

ho un lavoro, o qualcosa di molto simile. da un giorno e mezzo. e direi che il nuovo (ed ennesimo) ufficio ha un qualcosa di molto accogliente e piacevole. radio 1 è sempre accesa e compensa il silenzio dei colleghi, o forse soltanto il mio.  ma credo ci sarà tempo per tutto.

il non aver nessun pensiero particolare è una condizione in cui non mi ritrovavo da tempo. vorrei poterla ibernare e tener pronta in caso di emergenza.

mi mancano certe persone. altre irrompono all'improvviso, e va sempre bene. e poi ci sono giorni in cui invece non esiste nessuno.

penso a dove vorrei essere alla fine di questi due mesi. and still, i really don't know.
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lunedì, 16 febbraio 2009,01:12
birthdayhappy birthday (thnx a lot ; ))

ricorderò di un compleanno inglese, tre storie e sei gambe che son arrivate in cornovaglia passando per tamar bridge. la provincia inglese di domenica sembra dimenticarsi del mondo che l'osserva da fuori. silenzio intorno, ragazzini in giro sulle loro bici, e chissà se sperano che un giorno li porteranno lontano da qui...
lo sciabordio dell'acqua finisce per regalare familiarità a una giornata inventata dal nulla. due divani, tre birre e nessuna voglia di preoccuparsi di domani. adolescenti e il loro posto nel mondo. it doesn't seem to be so confortable here.

e il mio, di posto.
apparently unclear.
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sabato, 14 febbraio 2009,13:57
plymouth-34"dimmi se ci sono soluzioni, alternative appetibili, parole per spiegare bene.
cielo ovattato sopra le nostre teste. è questo che vedi anche tu?"
i miei pareri, inconcludenti.
una tazzà di caffè fumante, il sapore amaro che si scioglie in gola. ci si sofferma sui grandi orizzonti.
e poi.

sorprendersi, nel volersi capire. e un sorriso.
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lunedì, 09 febbraio 2009,00:03

plymouth 023al numero 3 di havelock terrace fa un pò freddino, ma c'è una delle case più belle in cui abbia vissuto.
la colazione e il muffin di questo pomeriggio sono stati perfetti, gli spaghetti al pomodoro con le polpette non proprio perfetti, ma comunque apprezzabile lo sforzo. i gabbiani sopra la testa, camminando per il centro mettono allegria, mentre camminare lungo il porticciolo e lungo la costa dà aria ai polmoni, al cuore e alla mente.
passare anche solo un'ora nel centro commerciale di domenica mette meno allegria dei gabbiani fuori, e ti fa accorgere che gl'inglesi di provincia fanno figli forse (accidentalmente) un pò troppo presto. but, anyway.

sembra che qui si stia bene un bel pò. nonostante l'italietta becera, che mi ero ripromessa di lasciare alle spalle, in prima pagina sull'observer.

sad, very very sad.

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sabato, 07 febbraio 2009,01:31

euforia da partenza, nessun pensiero pesante. tre mesi inglesi, che voleranno, e che oggi più che mai mi rendono felice. felice di dimenticarmi (per troppo poco, ahimè) di un governo delirante e vergognosamente venduto ai più biechi sotterfugi finto-buonisti, ipocriti e non so neanch'io cosa.

ma vabè.

comunque.

la valigia di ogni viaggio, still to be closed, la sciarpa più calda che abbia mai ricevuto, mia madre che fa le prove con le cuffiette attaccate al pc e già le vengon le lacrime anche se la distanza è bagno-camera, mio babbo che mi scrive shakcj su msn perchè gli ci vuol troppo tempo a metter su una parola comprensibile sulla tastiera, libri di compagnia, due macchine fotografiche, una moleskine, un vestito blu che si rivelerà inutile, già lo so, il cv in inglese, una borsa vintage.

la bea con la sciarpa fuxia, la clau col cappellino azzurro, la giuli e la sua maglia elegante, dani con la voglia di ordinare, voci che per telefono tornano ad esser vicine e così piacevolmente speciali, voci che avrei voluto sentire, senza un preciso perchè. ma i perchè mica ci devon esser sempre. 

ieri l'arno era in piena, scendeva pioggia fitta, luce romanticamente soffusa su firenze. e surrale silenzio intorno.

(lo scorso anno sputavo bocconi amari di questi tempi, il febbraio più incomprensibile della mia vita.)

e quest'anno. ho due giornate berlinesi conficcate dentro, qualche ora di mare, uno stato d'animo da primavera anticipata, sole pieno intorno a dispetto del grigiore metereologico, m'innamoro di tutto, e in particolare degli eventi.

adoro tutto questo. e anche di più.

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lunedì, 19 gennaio 2009,15:47

è passato un anno? dei mesi? un giorno?

non saprei ben dire. ci sono state situazioni statiche a farmi da contorno, e non è il genere di contorno in cui mi trovo a mio agio. lo capisco immediatamente nell'attimo esatto in cui qualcosa comincia a muoversi.

mi rigenero. apro gli occhi. ascolto, e non sento più soltanto.

è il consiglio migliore che credo di poter dare. muoversi. gambe forti ed occhi per vedere bene. sono convinta del fatto che la curiosità del vivere rimanga una delle poche cose a cui badare e porre attenzione. difficile tenerlo a mente ogni giorno.. è che ci vogliono le possibilità, il momento giusto, andrebbero abbandonate per un attimo le certezze ( a volte noiose e inutili, per giunta) che si hanno. quelle che apparentemente dan sicurezza, ma poi chissà... e poi stare a vedere quello che succede, ma con la mente aperta.

non mi nasconderò dietro alla capacità (di molti, troppi) di fuggire dagli accadimenti, non credo sia questo il punto. normalmente anzi ci sbatto così tanto forte la testa nelle cose, per il desiderio di andare e scoprire fino in fondo, che finisco pure col farmi male certe volte.

comunque.

ricorderò di aver scoperto Josè Gonzales e la sua chitarra. di serate al circolo, di alcuni concerti piacevoli, di locali nuovi. di aver ascoltato durante una cena pseudo giapponese parole quasi perfette di chi si conosce da solo un anno e mezzo, ma con cui si ha ormai una familiarità particolare. di aver conosciuto un paio di persone nuove, di quelle che hanno da dire qualcosa di buono e a cui sto finendo per affezionarmi un bel pò. di un lavoro che non era esattamente quello della mia vita e che ho lasciato senza ripensamenti. di una roma umida e piovosa,  del tram 3 alla mattina, della verdura fresca del mercato, di una stanza poco poco più fredda di come l'avevo lasciata. di situazioni di cui non so spiegarmi il perchè, come quella sera in quella cinquecento regalata dal papi, dove perfetti sconosciuti si son abbassati su una (e , soprattutto, ad una) striscia bianca per poi scoprirli meno divertiti e più tristi di me.. e la stessa cosa, alle 6 di mattina, in un bagno piuttosto squallido di un bar.. (alle 6 di mattina)... brevi istanti in cui il mio timido ego si è elevato all'ennesima potenza di fianco ad una tristezza infinita..ma vabè. ricorderò di non essere arrivata in tempo per salutare mario, che qualche settimana prima mi aveva chiesto "a roma come va?"... e che mi rimarrà dentro per sempre. ricorderò di fiducia acquisita, di nuove ed utili convinzioni.

mi lascio trasportare dal fluire adesso, felice. pochi, quasi assenti a dire il vero, i pensieri ingombranti, di cui capisco solo ora l'inutilità. penso al sud dell'inghilterra, a come sarà viverci per un pò come combinazione del caso, al mio compleanno per una volta davvero solo mio.. staremo a vedere. rimane tutto il resto alle spalle. e per il momento è giusto così.

 

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