Amici che si sposano.
Inevitabile mettersi un attimo a pensare, a tavola, con i novelli consorti che ballano un lento e il tipo che intrattiene i commensali suonando canzoni allo zucchero e miele.
Felicitazioni di cuore, per altro è in arrivo un pargoletto che immagino con occhioni azzurri e una futura parlantina come la mamma. Chissà se avrà applaudito anche lui agli sposi al momento del bacio, augurandosi che quel "finchè morte non ci separi" fosse pronunciato in completa naturalezza e sincerità. Io credo di si. Chissà se da dentro il suo nido di liquidi avrà percepito che la giornata là fuori sarebbe stata una di quelle che non si dimentica. Chissà se un ballo se lo è fatto pure lui, chissà se avrà un pò pianto a veder la sua mamma così bella, nei suoi chiffon color dell'oro, e il sorriso di quelli che raramente capita di vedere. Chissà se si sarà sentito orgoglioso del babbo, pure lui con un gran sorriso, da invidiare a lei, davvero una gran fortuna riceverlo.
I pensieri mi son scappati fuori dalla mente, per un attimo sono stata in bilico tra cose del passato e cose del futuro.
Beh, lo ammetto, da brava signorinella in quell'abito di chiffon, a ballare un lento mi ci son voluta vedere un attimo anch'io. Sensazione strana, a dir la verità, dato che stavo ballando con un gran bel punto interrogativo. Pure il caschè mi ha fatto fare, quello scemo, che tra un pò cado dai tacchi alti. Ma lui mi ha tenuta stretta stretta. Quando è finito il lento mi ha preso per mano, abbiamo attraversato i tavoli rotondi, accennando saluti a parenti e amici vestiti a festa. Io mi son lasciata trascinare, che oramai mi fido di lui.. Insomma, siamo finiti in giardino, da soli per un attimo, dopo che troppa gente ci era girata intorno per tutte quelle ore, gran sorrisi e macchinette fotografiche pronte ad immortalare sguardi e bacetti..nel caso servissero per il nostro futuro delle prove tangibili di felicità vissuta...Mi son tolta le scarpe per sentire l'erba morbida, mi ha baciata, lentamente lentamente, a lungo, il bacio che sa che preferisco fra tutti gli altri. E siamo rimasti così, in silenzio, a scrutarci con occhi nuovi. Erano occhi tranquilli, i suoi, di quelli che ridono da soli. E abbiamo riso, poi, e siamo rimasti ancora un pò là sotto il sole di maggio. Eravamo noi, ognuno con la propria vita, il proprio passato, le proprie storie e sciocchezze, ognuno con i propri sbagli, ognuno con i propri dissapori, ognuno con la voglia di non abbandonare niente di quel che era stato perchè in fondo era proprio quello che ci aveva trascinato fuori, insieme, sotto quel sole. Eravamo noi. Quel noi non pesava, comunque, sapeva di buono, di leggero, di piacevole al tatto. Quel noi sapeva di onestà, di condivisione, di pazienza, di amore, di stima, di voglia di andare, di serietà ma anche di leggerezza, di attenzione, di ascolto, di spazio libero, di decisioni, di responsabilità, di supporto, di grida e di silenzi, di pranzi veloci e di cene stanche, di cene ubriache, di cene romantiche, di sana pazzia, di amore fatto dove capita, di figli fra cui Sofia, di attese, di ironia, di risate, di risposte avventate, di rabbia per risposte avventate, di voglia di dirsi, di voglia di spaccare un piatto per terra almeno una volta, di voglia di capire, di voglia di sentirsi, di voglia di stare pure un pò da soli, di voglia di ritrovarsi poi. Di voglia e bisogno di guardarsi negli occhi senza dover per forza parlare.
Bah, la festa è finita, ma continuerà...deve continuare.