sabato, 29 settembre 2007,19:56

era un pò che ne ero sicura, ma adesso ne sono proprio certa.

un anno fà avevo ancora lacrime rimaste da qualche parte, che ogni tanto se ne venivano fuori, e con loro ricordi pesanti di un attimo meraviglioso, breve, così intenso però.
oggi è tutto a posto, tutto è andato bene, tutto è proceduto nel migliore dei modi. sicuramente perchè io mi sento, forse, nel migliore dei  modi..
comunque. mi piace pensare allo stato delle cose ora, lo stato di malinconia pura ed essenziale in cui mi son cullata per mesi non andava bene per niente, non è così che deve andare.. [facile a dirsi.. adesso]. però davvero il tempo è l'unico strumento che si ha in mano, quando la forza di volontà tende a vacillare.
e allora ti ritrovi a distanza di un anno e mezzo a ridere e scherzare e ad aver piacere di vedersi e di sapersi comunque felici. un bel frangente di vita vissuta, senza rimorsi.

e adesso. ne sono proprio certa che si è fatto spazio dentro per del buono che ha da venire, niente più ingombri, niente più strani ricordi d'istanti e buffe situazione d'impiccio. quei ricordi si son tutti ammucchiati insieme in un angolo tutto loro. resteranno, voglio che restino, perchè mi hanno dato tanto.

però. c'è spazio adesso, tutto da abbellire al meglio.

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giovedì, 27 settembre 2007,23:44

soffio leggero. e poi. niente.

stimoli. a tratti.

voce soffocata, un foulard intorno alla bocca. inalo dal naso.

resisto. solo per profondo e rispettoso affetto.

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giovedì, 27 settembre 2007,00:13

trsportata, rincorsa, risucchiata.

poco tempo per me stessa ultimamente. ne strappo un pò adesso, nonostante la voglia di mettermi a leggere e di spengere poi occhi e mente per qualche ora.

in questi giorni. passate 8-9 ore in un ufficio, seppur colorato, seppur con persone gentili e con le quali si fanno delle risate, seppur in un quartiere elegante della capitale, seppur con un capo che ieri mi ha detto "stai cambiando ogni giorno che passa" ed io "ah..si?? ma in meglio o in peggio?????", "no no, in meglio, sei più donna (????!!!!!!)...ma ti sei innamorata per caso?".. bah.. il numero della rivista da chiudere, blog da aggiornare, monaci buddisti in redazione, articoli da leggere e correggere, eventi, net tv, video blog, 2.0....

oddio. mi manca il mio tempo, quello delle ore che passano come voglio io, il mio tempo perso, il mio tempo che passa troppo veloce, il mio tempo infinito. oggi per fortuna mi è capitato fra le mani un bell'articolo di Abruzzese, sull'importanza dei nomi e di tutto ciò che veicolano di noi stessi, dell'importanza che spesso non li viene attribuita, o semplicemente viene soltanto scordata o minimizzata. e allora ho utilizzato un pò del mio tempo da ufficio a pensare a quanto sia vera la bellezza dell'esser chiamati, di quanto sia sottile l'attenzione che si pone a qualcuno che ci chiama per nome, proprio noi, proprio io,"Valentina", e non qualcun'altro. Valentina significa io e solo io, una scelta precisa anche se non mia, ciò che racchiude la mia storia, i miei particolari. sono lettere che acquistano un senso speciale per qualcuno, e questo è proprio bello. valentina significa timidezza, allegria, insicurezza, gentilezza, silenzi, significa occhi azzurri e una cicatrice rossa all'interno di uno di questi, significa troppi pensieri per la testa, significa tavarnelle, firenze, londra, bologna, roma, significa indipendenza, significa bisogno di dare ma anche di ricevere, significa libri che si accumulano, posti da visitare, amicizie da consolidare e da custodire. devo dire che a me piace il mio nome. da piccola volevo chiamarmi elisa o laura... chissà perchè. adesso valentina credo che mi vada proprio bene, mi ci sento a mio agio. mi spiace essere fra le persone che quando ci si presenta non presta mai troppo l'orecchio ad ascoltare il nome dell'altro, lo sento soltanto, e di conseguenza scappa via con la stretta di mano. se non si ascolta è difficile cogliere poi i dettagli importanti, sentire non basta mai. insomma. con i nomi di solito mi capita di sentire soltanto..nonostante mi dia molto fastidio quando gli altri non hanno ascoltato il mio..e poi c'è questa cosa che fra "vale" e "valentina" c'è una gran differenza, si percepiscono subito un sacco di cose. "valentina" spesso equivale a notizie poco buone..con "vale" invece di solito è il contrario.. e poi, com'è che in certe situazioni e certe persone fanno sì che il nostro nome divenga la parola più affascinante da sentir pronunciare?non siamo sempre noi, in fondo? 

nomi scritti, pronunciati e ripetuti, urlati, pensati, immaginati, scordati, impressi a fuoco nella memoria. nomi come campanelli d'allarme, nomi che vogliono dire tutto, oppure niente, nomi troppo lunghi da scrivere, nomi buffi, nomi impronunciabili. un'infinita combinazione di scelte che poi si fanno certezza, storie che si rincorrono fra le lettere.

 

 

 

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martedì, 18 settembre 2007,14:46
prima volta dall'ufficio. pareti gialle, scrivanie che esplodono di fogli e resti di pranzi troppo veloci, colleghe esilaranti nella loro sana pazzia, colleghe che non sanno che fare, colleghe in riunione, il terrazzino della casa di fronte, tornato al sole dopo l'acquazzone di questa mattina. sole, appunto.
un pezzo dei due anni bolognesi soggiorna a casa qua a roma, fortuna quasi, che a sentirlo parlare di ameliè malafosse e vederlo girare in calzoncini blu, nella mia camera, mi fa proprio ridere e mi mette di buon umore come suo solito e mi ha fatta sentire molto meno lontana da via cairoli 9. se ne andrà giovedì, con la sua camminata oscillante alla fonzie, ennesimo arrivederci. e mi dispiacerà.
qua sto bene. davvero.
ma.
e soprattutto.
ho ancora un fine settimana da smaltire, da metabolizzare, ho un sacco di sorrisi in testa e parole buone che fanno capolino, e cavolo, persone che mancano già. a giugno ho fatto finta di salutarle. il ritorno era certo, mi sono approfittata dell'irruenza di certe situazioni e via, son partita.
ora. sarà che è solo martedi. sarà che domenica ho fatto colazione a bologna, pranzato a firenze e cenato a roma. sarà che non ho avuto ancora il tempo per mettermi un attimo ferma, sarà che ho avuto un sacco di persone intorno, sarà che di cose da fare ce ne sono perfino troppe. sarà che so come vorrei che le cose andassero più o meno, ma non so come realmente andranno.
sarà che sto bene, che son serena, ma le cose stanno cambiando per davvero. e un pò spaventa.
sarà.
resta il sole nel frattempo e restano facce che vorrei rivedere presto. resta la voglia di fare. resta tutto, in fondo. basta crederci.
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domenica, 16 settembre 2007,13:37

forse dovrei farlo a mente fredda ma i momenti giusti per fare o dire alla fine non so mai quali sono o potrebbero essere e allora che sia questo intanto e poi si vedrà.

questo è solo per certe persone, che sanno. è solo per loro perchè nell'ultima settimana sono stata incredibilmente ben accudita e ben coccolata, mi son fatta delle gran risate, delle gran bevute all'amore, all'amicizia e a qel che verrà, se così dovrà essere. settimana di mille arrivederci,a presto, di una porta che si è chiusa per davvero e non ci si fa mai l'abitudine a staccarsi dal propro vissuto, quando poi quel vissuto ti ha dato tutto il suo meglio.

questa mattina. ho contato almeno cinque abbracci di quelli stretti stretti, che voglion dire mille parole, che ti ritrovi a ridere mentre piangi, che ti fanno dire "ci sentimo, tanto, sicuro ci rivedremo".

ho ore di sonno da recuperare chissà quando, ma ho davvero un gran bene dentro, ho sentimenti che stupiscono sempre quando si fanno vivi, ho un certo senso di perdita e allo stesso tempo d'immensa ricchezza acquisita tutta di botto. ho immagini, momenti, silenzi, lacrime dal sapore dolce-amaro, risate di pancia, risate leggere, risate sommesse, aperitivi e cene e divano e quadri e occhi sinceri e stupidaggini e piacere di stare insieme e confessioni e Donne e noi. ho già mancanza di tutto questo e tornerà, sicuro già ad ottobre, e mi terrò stretta tutto il buono che c'è stato, promesso clau, lo tengo stretto davvero e sicuro mi sarà utile poi. e ciaci e ale e moni, le scorse due sere siete state oche e galline incredibilmente generose di affetto, parole giuste al momento giusto, sicurezza di aver trovato qualcosa di prezioso. tante le parole che si posson dire. ma preferisco far silenzio, adesso, che lo sapete che a volte i miei silenzi vogliono dire molto più di quanto si creda. e anche ieri, su quel divano che ha assunto quasi la forma dei nostri culi tanto ci siam state, vi ho viste e sentite

il resto lo sapete. clau, del magico mondo dell'irrealtà ho preso le chiavi, le mischio fra tutte le altre. ci andrò solo quando sarà indispensabile.. o almeno spero..

e poi un grazie a chi già sa.

sitting on the dock of a bay

 

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sabato, 01 settembre 2007,01:57

già un anno fà. lo stesso caldo afoso. stavolta non ero presente per chi è rimasto, per quel sorriso sdentato e per quegli occhi che si fan subito lucidi non appena si varca la porta di casa. lo erano i miei pensieri, e non so se sia sufficiente.

fu come quando arriva la pioggia e il cielo è tutto nero.. attesa disarmata, consapevole. fu tutta l'estate la stessa sensazione di fine, di termine, di capolinea.. attendevamo solo un cenno. quel pomeriggio, in tutta la scena, fu un dettaglio. non so dire neanche se il più doloroso.

credo che più doloroso fu il trasformarsi del suo sorriso in una smorfia, fu la luce dei suoi occhi, che un pò mi ha passato, diventare sempre meno accesa, rintanata in orbite incassate e scure. fu la sua voce, persa. questo fu doloroso. e quel pomeriggio, in fondo, fu soltanto il ritorno ai ricordi di quello che era stato. nell'attimo in cui successe mi sorpresi nel pensare "non proprio adesso". quell'attimo non me lo scorderò mai. poco prima aveva voluto vederci, ancora una volta. o così era sembrato.

in quelle poche ore affiorarono ricordi che credevo persi. ma soprattutto mi si parò dinanzi nella sua dolcezza, nella sua delicatezza. il suo modo di sorridere era inconfondibile, era la cosa che probabilmente più amavo di lei. era uno di quei sorrisi che arrivano spontanei, di pancia, contagiosi. ricordo che negli ultimi anni avevo fatto caso al fatto che quando la sentivo per telefono mi salutava sempre dicendomi "ciao amore" e tutte le volte quel saluto mi arrivava diritto sparato dentro, profondo, in tutta la sua pienezza. dopo il periodo in cui mi ero preoccupata di crescere e basta, mi ero accorta veramente di lei e forse era troppo tardi. la sua mente cominciava già a fare strani scherzi, qualcuno se si vuole quasi simpatico.. la storia di lei che da giovane dice di aver conosciuto il papa nelle minere in polonia, storia ripetuta e condita sempre di numerosi particolari, probabimente non verrà mai dimenticata in famiglia..

durante i giorni caldissimi che avevo passato in quella stanza, mi ero trovata spesso ad osservarla e quasi a non riconoscerla. tutto aveva assunto una forma e un contorno diverso. strano. ricordo gli sguardi che di tanto in tanto ci concedeva, pieni rassegnazione, di profonda gratitudine, di pudore anche in quella sua condizione. avrei voluto raccontarle di me, ricordo che per gli esami di mia sorella e dopo per i miei era sempre ansiosa di sapere, di potersi complimentare. avrei voluto dirle qualcosa della vita che scorreva fuori da quelle poche stanze. ma poi me ne rimanevo in silenzio, a tenerle la mano e a guardarla nel suo fragile sonno.

aveva delle mani  molto belle, dalle dita lunghe e ben curate, i capelli appena mossi, color della neve, che da giovane aveva tenuti raccolti in una lunga coda di cavallo che poi diceva fosse stata custodita, chissà dove.. le piacevano molto i miei capelli lunghi e mi chiedo cosa avrebbe potuto pensare vedendomi dopo averli tagliati.. credo che alla fine avrebbe sorriso, appoggiandosi una mano sulla guancia, seduta tra il mobile della cucina e il frigorifero, racchiusa nel maglione rosso e la gonna a quadri. le avrei detto qualcosa per sdrammatizzare e lei, si, avrebbe sorriso. delle volte capitava di vederle fare delle facce buffissime mentre mangiava, magari per dei sapori che non le erano più familiari, oppure capitava di vederla assorta in chissà quali pensieri mentre il resto di noi era impegnato in mille discorsi... credo che molto spesso pregasse.

di quei giorni non scorderò mai i gesti di mio nonno, quella sua costante e impagabile attenzione che le rivolgeva, in ogni istante. amore incondizionato, nei loro 90 e passa anni, semplice e puro. se l'accarezzava come fosse un bambino, la rassicurava, forse nella speranza di dare sollievo anche a se stesso.

tutte le volte che uscivamo da quella casa si affacciava alla finestra e ci salutava con la mano, seguendoci fino alla macchina. e io lo sapevo che lei stava sempre là, a guardarci, e tutt'ora mi capita di alzare la testa per ricambiare il saluto. delle volte c'è mio nonno, delle volte non c'è nessuno, delle volte continua ad esserci solo lei.

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