già un anno fà. lo stesso caldo afoso. stavolta non ero presente per chi è rimasto, per quel sorriso sdentato e per quegli occhi che si fan subito lucidi non appena si varca la porta di casa. lo erano i miei pensieri, e non so se sia sufficiente.
fu come quando arriva la pioggia e il cielo è tutto nero.. attesa disarmata, consapevole. fu tutta l'estate la stessa sensazione di fine, di termine, di capolinea.. attendevamo solo un cenno. quel pomeriggio, in tutta la scena, fu un dettaglio. non so dire neanche se il più doloroso.
credo che più doloroso fu il trasformarsi del suo sorriso in una smorfia, fu la luce dei suoi occhi, che un pò mi ha passato, diventare sempre meno accesa, rintanata in orbite incassate e scure. fu la sua voce, persa. questo fu doloroso. e quel pomeriggio, in fondo, fu soltanto il ritorno ai ricordi di quello che era stato. nell'attimo in cui successe mi sorpresi nel pensare "non proprio adesso". quell'attimo non me lo scorderò mai. poco prima aveva voluto vederci, ancora una volta. o così era sembrato.
in quelle poche ore affiorarono ricordi che credevo persi. ma soprattutto mi si parò dinanzi nella sua dolcezza, nella sua delicatezza. il suo modo di sorridere era inconfondibile, era la cosa che probabilmente più amavo di lei. era uno di quei sorrisi che arrivano spontanei, di pancia, contagiosi. ricordo che negli ultimi anni avevo fatto caso al fatto che quando la sentivo per telefono mi salutava sempre dicendomi "ciao amore" e tutte le volte quel saluto mi arrivava diritto sparato dentro, profondo, in tutta la sua pienezza. dopo il periodo in cui mi ero preoccupata di crescere e basta, mi ero accorta veramente di lei e forse era troppo tardi. la sua mente cominciava già a fare strani scherzi, qualcuno se si vuole quasi simpatico.. la storia di lei che da giovane dice di aver conosciuto il papa nelle minere in polonia, storia ripetuta e condita sempre di numerosi particolari, probabimente non verrà mai dimenticata in famiglia..
durante i giorni caldissimi che avevo passato in quella stanza, mi ero trovata spesso ad osservarla e quasi a non riconoscerla. tutto aveva assunto una forma e un contorno diverso. strano. ricordo gli sguardi che di tanto in tanto ci concedeva, pieni rassegnazione, di profonda gratitudine, di pudore anche in quella sua condizione. avrei voluto raccontarle di me, ricordo che per gli esami di mia sorella e dopo per i miei era sempre ansiosa di sapere, di potersi complimentare. avrei voluto dirle qualcosa della vita che scorreva fuori da quelle poche stanze. ma poi me ne rimanevo in silenzio, a tenerle la mano e a guardarla nel suo fragile sonno.
aveva delle mani molto belle, dalle dita lunghe e ben curate, i capelli appena mossi, color della neve, che da giovane aveva tenuti raccolti in una lunga coda di cavallo che poi diceva fosse stata custodita, chissà dove.. le piacevano molto i miei capelli lunghi e mi chiedo cosa avrebbe potuto pensare vedendomi dopo averli tagliati.. credo che alla fine avrebbe sorriso, appoggiandosi una mano sulla guancia, seduta tra il mobile della cucina e il frigorifero, racchiusa nel maglione rosso e la gonna a quadri. le avrei detto qualcosa per sdrammatizzare e lei, si, avrebbe sorriso. delle volte capitava di vederle fare delle facce buffissime mentre mangiava, magari per dei sapori che non le erano più familiari, oppure capitava di vederla assorta in chissà quali pensieri mentre il resto di noi era impegnato in mille discorsi... credo che molto spesso pregasse.
di quei giorni non scorderò mai i gesti di mio nonno, quella sua costante e impagabile attenzione che le rivolgeva, in ogni istante. amore incondizionato, nei loro 90 e passa anni, semplice e puro. se l'accarezzava come fosse un bambino, la rassicurava, forse nella speranza di dare sollievo anche a se stesso.
tutte le volte che uscivamo da quella casa si affacciava alla finestra e ci salutava con la mano, seguendoci fino alla macchina. e io lo sapevo che lei stava sempre là, a guardarci, e tutt'ora mi capita di alzare la testa per ricambiare il saluto. delle volte c'è mio nonno, delle volte non c'è nessuno, delle volte continua ad esserci solo lei.