martedì, 27 ottobre 2009,22:57
ci sono ancora le strade di londra che mi ronzano per la testa.
penso che se domani potessi, me ne tornerei a pranzo a borough market, sceglierei di nuovo il riso thai, mi siederei per terra e me ne resterei ad osservare la vita che scorre per di li. conoscendomi, mi fermerei poi anche alla pasticceria che si trova in una delle vie che costeggiano il mercato, che un paio di buoni amici mi han fatto conoscere, e cercherei di riscaldarmi un pò con qualche delizia che hanno sul bancone, e con qualcosa di caldo da bere. poi me ne andrei a riscontrare un'amica alla sua università, oppure l'aspetterei volentieri in russel square che in effetti l'autunno rende veramente un bell'angolo di mondo. oppure, finirei per spendere (troppi) soldi per i negozi vicino a covent garden, oppure al grocery store a shoreditch: comprerei dal pane, alla marmellata, a infinite bustine di tè, badando soltanto alla particolarità delle confezioni. il cibo organico, solo a vederlo in bella mostra, fa venir voglia di adottare lo stile di vita più sano possibile.
oppure. finirei il giro che non ho potuto portare a termine alla tate modern, che ogni volta ha da offrire davvero troppe cose da vedere.
prima di cena me ne andrei un pò a passeggio lungo il tamigi, giusto per ricaricare un pò i pensieri.
a cena vorrei proprio tornare al giapponese a soho, oppure al thailandese che mi ha portato il riso all'ananas ordinato, in un'ananas vera, appunto.
vorrei perdermi per londra, ecco. probabilmente sono affetta da una malattia strana, che me la fa amare proprio tanto, questa città. o forse credo sia semplicemente la punta di familiarità che ho per alcune delle sue strade, che non riescono proprio mai ad annoiarmi.
ma vabè. sveglia alle 6.30 domani, invece. autobus per firenze, come ai tempi del liceo e dell'università dei primi tre anni. musica, sempre, in loop. abiti decisamente troppo seriosi per me. ufficio di quel grigiore che andava tanto di moda, e chissà mai perchè, fra la fine degli anni '70 e l'inizio degli'80.
attendo il giovedi sera, per il corso di fotografia, nonostante non abbia mai il tempo per esercitarmi. attendo poi il sabato, per le converse e i jeans e nel caso, per fare foto. attendo la domenica per quello stato di semi incoscenza, dato dall'uscita della sera prima, dalla sveglia che non deve suonare, dall'idea dell'ufficio che torna il giorno dopo. ho scoperto che una cosa bella della domenica può essere quella di mettersi a cucinare muffins (magari pure con una torta in generale funziona, comunque). sono proprio delle cose carine quando le si tira fuori dal forno tutte gonfie e profumate di buono.
questo è l'autunno che si sta sciogliendo piano piano. va bene così, direi.
martedì, 29 settembre 2009,00:26
m'innervosisco per un film tedesco che vedo, su ultra-sessantenni che s'innamorano e si tradiscono e che termina con un finale tragico.
finito di scrivere comincerò "
Un segno invisibile e mio" di Aimee Bender, che ho cercato in diverse librerie con esito negativo per un bel pò di tempo, finchè per caso, con un bicchiere di birra in mano durante l'inaugurazione di un nuovo locale a Firenze mi appare, sullo scaffale minimumfax del locale, appunto (che è una libreria caffè, se non si fosse capito. la prolissità è un difetto che tende ad accentuarsi se sono nervosa, ecco). pare, comunque, che il libro sia di quelli belli, e quindi spero anche che riesca ad attenuare il mio nervosismo prima di addormentarmi.
scrivevo quando ancora si era in piena estate di giornate in ripetizione continua, di attese fino ad allora non risolte. così, in effetti si son conclusi i mesi caldi. finchè poi settembre non è arrivato, e mai l'ho atteso come quest'anno. desideravo ricominciasse il tran tran (per gli altri) normale della vita (lavorativa) di tutti i giorni, così che nel caso qualcuno potesse accorgersi del mio cv poggiato distrattamente sulla scrivania.
ci son stati colloqui, in effetti. andati male, ed andati bene in the end.
così oggi mi son ritrovata a firmare uno pseudo contratto, per una multinazionale del turismo aziendale, senza sapere ancora da chi è stato poggiato sulla scrivania di questi il mio cv... quando si dice che le cose capitano all'improvviso. mi attenderanno giorni in giacca e camicia, con i jeans al venerdì.. mi attenderanno bei livelli di stress. ma direi proprio che andrà benissimo così, se tutto ciò mi porterà a qualcosa di buono e di non troppo auto distruttivo. a far marcia indietro, in fin dei conti, si è sempre in tempo.
mi son iscritta ad un corso di fotografia, ho tempo da qui a febbraio per imparare come funzionano esattamente gli obiettivi, i tempi d'esposizione, la luce, i contrasti... alte aspettative, ovviamente!
"
Declaration of Dependence" mi culla ultimamente nei viaggi in macchina. è il mio disco d'inizio autunno.
martedì, 04 agosto 2009,23:16
stavo pensando a quest'estate un pò insapore. niente da programmare, se non pochi giorni per un amico che scende dal nord, nessuna novità eclatante (dov'è il mio bicchiere mezzo pieno di qualche tempo fa?), già agosto e nel frattempo la mia pelle si è fatta di nuovo appena nocciola.
non ci sono nuovi uffici, non ci sono lauree da festeggiare, non ci sono zaini in spalla con amiche fidate (c'è stata però una velocissima quanto piacevole settimana maltese). è che le cose cambiano di brutto, da queste parti, e come sempre rimango un passo indietro io, ma prima o poi arrivo.
da roma riemergono foto e serate, che a pensarci adesso avevano livelli di saturazione molto alti. un pò mancano e mi lascia un sorriso il ritrovarmi tra le mani un mucchio di righe scritte di fretta, ma non troppo, stampate su fogli di carta riciclata, righe che ancora mi fanno ridere, e pagherei non so che cosa per poterle riavere indietro, nella loro genuinità, quelle righe e quei momenti li.
torna anche per messaggi, proprio come due anni fa, un trapassato remoto con cui credo di non aver più niente a che fare, e di cui non so dare spiegazione. arriva sempre in momenti particolari, questo lo devo ammettere. mi è comunque di aiuto, sicuramente un campanellino che mi ricorda quanto sia bello (fondamentale) guardare all'oggi e al domani, e se lo si deve fare verso il passato, beh, allora che sia con un senso di piacevole vissuto e non di rimpianti senza fine.
ma vabè. oggi il corriere che aspettavo a gloria mi ha recapitato la LOMO acquistata la settimana scorsa. ho intenzione d'imparare ad usarla per bene. ho anche intenzione di riacquistare sorrisi persi per strada, di tornare a roma per qualche giorno e di lasciar scivolare quest'agosto senza troppi scossoni da cui doversi riparare.
attendo. ma quando arriva?
venerdì, 26 giugno 2009,11:36
gl'imprevisti.
certe risposte arrivano, mano per la mano, di sera all'incrocio di due strade, in un centro città dall'umore estivo. ti si parano dinanzi, ci si presenta con dei sorrisi, ci si scruta bene negli occhi per leggere anche le virgole. e i punti. ci si saluta poi, c'è chi prosegue nel verso opposto, riappropriandosi del calore di quella mano, c'è chi invece riannoda virgole e punti strada facendo, e giunge ad un significato compiuto.
è solo la sorprendente banalità del caso che mi lascia a bocca aperta ( ed occhi socchiusi). perchè così è, se vi pare, doveva succedere in quel preciso attimo e non prima, non dopo. elucubrazioni di giorni si frantumano e come polvere su di un mobile antico si disperdono con un tocco di mano.
era stata la perfezione di alcune ore, trascorse tra vino bianco, vite in evoluzione ed un significato mancato, a lasciarmi piacevolmente sorpresa e inchiodata ad un leggero, quanto fastidioso a dire il vero, " ma se..". messa in guardia da sola, forte di chiusure improvvise quanto dolorose, i piedi ben saldi per terra, era solo un giro di pensieri quello che si era messo in atto. di destini incrociati, se così si può dire. perchè incontrarsi, mi rendo conto, non è mai abbastanza. conta il momento in cui lo si fa. e per un prima e per un poi tutto si fa diverso. e quando del vissuto non rimane altro che una manciata di pochi giorni avidamente vissuti, quando è palese la mancanza di conoscenza quotidiana, quella delle esaltanti quanto mal considerate piccole cose, si finisce col chiedersi "ma se..". e tutto, chissà, avrebbe acquisito sapori e tonalità diverse.
immagino sia solo una questione di autocompiacimento, in fin dei conti: il piacere nel sentirsi raccontare quello che un tempo a noi appariva la verità e che invece, in quel tempo li, non era stato compreso a pieno ma sminuito a passione fugace e priva del suo stesso significato. apprezzo la possibilità che le viene concessa, di un lieve ri-pensamento dopo che le vite che vi eran state coinvolte hanno preso strade diverse. non certo un guardarsi indietro agonizzante, ma un semplice soffermasi sull'accaduto a mente fredda e cuore libero. affetto sincero è quello che se ne deduce.
quel "ma se.." tira dritto per la sua strada. si abbandona alle chiacchere di piazza s.spirito, all'aria leggera della sera di fine giugno, al sapore dell'incertezza di questi giorni che si ripetono in fila indiana. rimane a mezz'aria, come le parole alla radio nella macchina, di ritorno a casa, che annunciano di una morte inaspettata, quasi surreale, di chi surreale dopotutto aveva reso la propria vita.
giovedì, 30 aprile 2009,19:28
ho passato 2 mesi (scarsi)
qui. ho imparato diverse cosette. soprattutto cosa significa rispettare/si e gratificare/essere gratificati. e lavorare con persone di quelle buone per davvero. ed era la prima volta che facevo il passaggio di consegne, o una cosa molto simile comunque, e devo dire che insomma, sentiro' la mancanza di questo ufficio.
ne verranno altri. ma vabe'.
pioveva, qui a plymouth. poi finisce che alle 7 di sera il sole se ne esce sempre...
e domani notte si parte alle 3, per bristol airport.
e poi casa.
again.
lunedì, 16 febbraio 2009,01:12
happy birthday (thnx a lot ; ))
ricorderò di un compleanno inglese, tre storie e sei gambe che son arrivate in cornovaglia passando per tamar bridge. la provincia inglese di domenica sembra dimenticarsi del mondo che l'osserva da fuori. silenzio intorno, ragazzini in giro sulle loro bici, e chissà se sperano che un giorno li porteranno lontano da qui...
lo sciabordio dell'acqua finisce per regalare familiarità a una giornata inventata dal nulla. due divani, tre birre e nessuna voglia di preoccuparsi di domani. adolescenti e il loro posto nel mondo. it doesn't seem to be so confortable here.
e il mio, di posto.
apparently unclear.
sabato, 07 febbraio 2009,01:31
euforia da partenza, nessun pensiero pesante. tre mesi inglesi, che voleranno, e che oggi più che mai mi rendono felice. felice di dimenticarmi (per troppo poco, ahimè) di un governo delirante e vergognosamente venduto ai più biechi sotterfugi finto-buonisti, ipocriti e non so neanch'io cosa.
ma vabè.
comunque.
la valigia di ogni viaggio, still to be closed, la sciarpa più calda che abbia mai ricevuto, mia madre che fa le prove con le cuffiette attaccate al pc e già le vengon le lacrime anche se la distanza è bagno-camera, mio babbo che mi scrive shakcj su msn perchè gli ci vuol troppo tempo a metter su una parola comprensibile sulla tastiera, libri di compagnia, due macchine fotografiche, una moleskine, un vestito blu che si rivelerà inutile, già lo so, il cv in inglese, una borsa vintage.
la bea con la sciarpa fuxia, la clau col cappellino azzurro, la giuli e la sua maglia elegante, dani con la voglia di ordinare, voci che per telefono tornano ad esser vicine e così piacevolmente speciali, voci che avrei voluto sentire, senza un preciso perchè. ma i perchè mica ci devon esser sempre.
ieri l'arno era in piena, scendeva pioggia fitta, luce romanticamente soffusa su firenze. e surrale silenzio intorno.
(lo scorso anno sputavo bocconi amari di questi tempi, il febbraio più incomprensibile della mia vita.)
e quest'anno. ho due giornate berlinesi conficcate dentro, qualche ora di mare, uno stato d'animo da primavera anticipata, sole pieno intorno a dispetto del grigiore metereologico, m'innamoro di tutto, e in particolare degli eventi.
adoro tutto questo. e anche di più.
lunedì, 19 gennaio 2009,15:47
è passato un anno? dei mesi? un giorno?
non saprei ben dire. ci sono state situazioni statiche a farmi da contorno, e non è il genere di contorno in cui mi trovo a mio agio. lo capisco immediatamente nell'attimo esatto in cui qualcosa comincia a muoversi.
mi rigenero. apro gli occhi. ascolto, e non sento più soltanto.
è il consiglio migliore che credo di poter dare. muoversi. gambe forti ed occhi per vedere bene. sono convinta del fatto che la curiosità del vivere rimanga una delle poche cose a cui badare e porre attenzione. difficile tenerlo a mente ogni giorno.. è che ci vogliono le possibilità, il momento giusto, andrebbero abbandonate per un attimo le certezze ( a volte noiose e inutili, per giunta) che si hanno. quelle che apparentemente dan sicurezza, ma poi chissà... e poi stare a vedere quello che succede, ma con la mente aperta.
non mi nasconderò dietro alla capacità (di molti, troppi) di fuggire dagli accadimenti, non credo sia questo il punto. normalmente anzi ci sbatto così tanto forte la testa nelle cose, per il desiderio di andare e scoprire fino in fondo, che finisco pure col farmi male certe volte.
comunque.
ricorderò di aver scoperto Josè Gonzales e la sua chitarra. di serate al circolo, di alcuni concerti piacevoli, di locali nuovi. di aver ascoltato durante una cena pseudo giapponese parole quasi perfette di chi si conosce da solo un anno e mezzo, ma con cui si ha ormai una familiarità particolare. di aver conosciuto un paio di persone nuove, di quelle che hanno da dire qualcosa di buono e a cui sto finendo per affezionarmi un bel pò. di un lavoro che non era esattamente quello della mia vita e che ho lasciato senza ripensamenti. di una roma umida e piovosa, del tram 3 alla mattina, della verdura fresca del mercato, di una stanza poco poco più fredda di come l'avevo lasciata. di situazioni di cui non so spiegarmi il perchè, come quella sera in quella cinquecento regalata dal papi, dove perfetti sconosciuti si son abbassati su una (e , soprattutto, ad una) striscia bianca per poi scoprirli meno divertiti e più tristi di me.. e la stessa cosa, alle 6 di mattina, in un bagno piuttosto squallido di un bar.. (alle 6 di mattina)... brevi istanti in cui il mio timido ego si è elevato all'ennesima potenza di fianco ad una tristezza infinita..ma vabè. ricorderò di non essere arrivata in tempo per salutare mario, che qualche settimana prima mi aveva chiesto "a roma come va?"... e che mi rimarrà dentro per sempre. ricorderò di fiducia acquisita, di nuove ed utili convinzioni.
mi lascio trasportare dal fluire adesso, felice. pochi, quasi assenti a dire il vero, i pensieri ingombranti, di cui capisco solo ora l'inutilità. penso al sud dell'inghilterra, a come sarà viverci per un pò come combinazione del caso, al mio compleanno per una volta davvero solo mio.. staremo a vedere. rimane tutto il resto alle spalle. e per il momento è giusto così.
domenica, 16 novembre 2008,02:33
mario ha 96 anni da appena un giorno. non credo abbia pensato mai seriamente di arrivarci, o almeno non con accanto rosi dalla russia e con soltanto il ricordo di beppina che da ragazza faceva piazzini di cognome, e lei ci teneva sempre a rammentarlo a tutti.
l'ho trovato infagottato fra due coperte, borsa dell'acqua calda, maglioni su maglioni, un filo di fiato, e la bombola dell'ossigeno che come un cane fedele lo segue per tutta casa. da mesi ormai.
mi è costato fatica salutarlo stasera. e in fondo roma mica è lontana, si fa in un attimo a tornare. è solo che certe volte quell'attimo può essere troppo lento, ed io mica potrei fare niente.
ha detto che mi augura tutto il meglio possibile, con gli occhi piccoli e lucidi., e io avrei voluto dire di non farmi scherzi, solo che mi si è aggrovigliato tutto in gola e ne è uscito qualcosa credo d'incomprensibile per quelle sue orecchie paraboliche ma poco funzionanti. mario è un pò sordo, però fa ridere quando a tavola capita di parlare di cose che lo interessano e sembra che ci senta benissimo. col babbo parla ancora di olio nuovo e funghi che hanno da nascere. per telefono invece toccava urlare per bene, adesso certe volte neanche ci si riesce a parlare.
chissà cos'è diventato il tempo che ho lasciato passare indifferente in questi anni, nel caso spero davvero qualcosa di buono. perchè in effetti, non tornerà.
e domani quel treno avrà un sapore tra il dolce e l'amaro. e un pezzo di vita nuova è di nuovo in partenza.
venerdì, 26 settembre 2008,22:47
atrofizzo il muscolo centrale
nel frattempo che i silenzi
rumoreggiano lontano.
[......]
troppe le distanze che fin qui mi trovo a calcolare.
ognuna di loro mi ha dato almeno un sorriso
e almeno un paio d'occhi in cui guardare bene.
cerco quelli, e in assenza di chiarezza finisco
col balbettare le mie supposizioni,
e cadere, infine, in quell'imbarazzante mortificazione del non essere nel giusto.
i rancori non mi appartengono,
non ricerco niente di speciale, io,
se non una trasparenza che sia sincera
quale la mia, è.
pensieri semplici.
e una volontà comune. niente di più.
eppure.
così difficile.