ballo da sola. e sono lontana. da tutti e tutto. qualcuno che dice di conoscermi abbastanza per sapere che son capace di farlo. chissà. forse basta poco. o forse non basta mai. il mio corpo pulsa, da dentro, va veloce, veloce, veloce. e non voglio fermarmi ad ascoltare, vorrei non dovermi più fermare a farlo, vorrei che la musica non finisse più, occhi chiusi e nient'altro intorno. rifiuto gesti noiosi, banali. mi permetto di farlo, di scansarmi e di riderci poi. mi permetto di ordinare ciò che voglio, di scegliermi la posizione da cui meglio si possa vedere. decido di restare in disparte ma di restar vicina. ho aria da respirare. respiro. lascio a sfasciarsi da soli insignificanti dissapori, lascio, abbandono, spargo lontano semi di frutti dolciastri. verrà il giorno del raccolto, poi. vado sicura sulle mie proprie gambe, qualcuno stenta ancora a crederlo ma è più facile di quanto sembri. lascio alle retroguardie certi rumori assordanti, ho voglia di prima linea e di nuovi sentieri da percorrere. ho voglia di rincorrere treni in partenza, ho voglia di lasciare la banchina con uno zaino sulle spalle e una sciarpa colorata intorno al collo. ho voglia di non dover spiegare ma di scoprire, poco alla volta, così come farmi scoprire. sorprendere giornate a trasportarmi dove neanch'io so, un sole leggero e una luna abbozzata soltanto. scarti, graffi, schizzi di umori e fantasie. chiudere porte senza rimpianti ne rimorsi, verificare che il bagaglio sia almeno dello stesso peso. ed anche di più. perdermi senza bisogno di saper dove andare. un sapore buono, nell'aria, di quelli che sanno di brace e umidi ben conditi. nessuna colpa da recriminare. nessuno di quei sorrisi che ad un certo punto comincia a far male. solo ciò che di più vivo si possa trovare, in modo da lasciarsi andare e travolgere da onde impetuose della mente. non è questo che dovremmo esser chiamati a fare? inutile, futile lasciarsi ingannare da principi ed obblighi e vie d'uscita sbarrate in partenza. non voglio farmi abbindolare, non è quel che voglio.
giostre allegre, che risuonano lontane, che richiamano a vorticosi giri della morte, testa in giù e di nuovo in piedi. e continuo a ballare.