venerdì, 06 giugno 2008,00:41
ho vomitato 20 e passa pagine in un giorno. neanche so se sarà abbastanza alla fine poi, però ci si prova.
mentre le dita sbattevano sulla tastiera ho pensato che questo è tempo abbastanza buttato via, che potrei uscirmene come fu il giugno scorso, anche se qui non è più bologna, ma qualcosa da fare lo so trova. trovo piuttosto avvilente scrivere perchè devo farlo, perchè voglio e mi son ritrovata a doverlo fare molto velocemente. e la storia della soddisfazione personale, qua c'entra e non c'entra. c'entra per un attimo molto breve, se la cosa funzionerà abbastanza e ti verrà concessa una briciola di soddisfazione.. se non dovesse funzionare sarà ancora più deprimente. nel mentre trovo comunque il tutto molto inutile. trovo che potrei fare un milione di altre cose, ed essere in altri luoghi invece che 18 ore su 24 chiusa nella mia stanza.
è esattamente una di quelle routine che solitamente finiscono per starmi abbastanza sul cazzo.
e mi tocca dire "se deve fà". è questo che non concepisco. siiii, va beeeeene, sarà una cosa mia e un sacco di blablabla.
resta il fatto che. se dovessi vedermi da di fuori: mesi a sbattersi, libri, fotocopie, file su file, interviste, correzioni, insonnia, mal di pancia. per poi. essere letta e riletta da me. a malapena dalla prof, forse ad una volta ci si arriva. ecco. è questo.
e non che tutto debba aver senso, sia mai.
alla fine è sempre solo il non-sense a farci pensare.
comunque.

intermezzo.

stasera. per esempio. alle otto ho deciso che dovevo uscire, che altrimenti avrei probabilmente iniziato a ridere istericamente da sola oppure a urlare istericamente da sola.
e allora a prato i kinkalieri presentavano "alcuni giorni sono migliori di altri". già il titolo, mi pareva andasse bene. ho pensato poi che dopo aver scritto tutto- proprio -tutto il giorno del sistema teatrale italiano sarebbe stata la degna conclusione della giornata.
e allora. ho mangiato quattro gamberi alla piastra che mia madre aveva lasciato già cotti in cucina. era uscita, per questo li aveva lasciati là. così che tornando per cena fosse stato tutto pronto.
vabè. quattro gamberi, al volo proprio, sgusciati, ingoiati. il cane chiuso fuori. implorante, ma niente, dovevo uscire e non ho aperto.
in macchina ho spalancato tutto il finestrino, che con i capelli corti è ancora meglio, abbassato il chiacchericcio della radio. e si stava bene, il cielo, mi vien da dire stranamente dato gli ultimi tempi, era proprio il cielo di giugno, a tarda sera, il periodo della giornata che credo di preferire.
e son arrivata, preso il biglietto, preso da bere, seduta fuori. come figurante. come certe ombre che un attimo ci sono, e l'attimo dopo si confondono con tutto il resto. noncurante. ma osservante.
sullo spettacolo devo un pò rifletterci. a prima impatto, quasi disturbante in alcune parti. credo volutamente. disturbante come il correre di tutti i banalissimi giorni. disturbante come certe voci patetiche degli addii (mi ci metto in mezzo e mi dò della ridicola da sola), disturbante come il rumore di un sega elettrica. disturbante come, a prima vista può essere, vedere sul palco due ragazzi completamente nudi, chiappe e tutto il resto all'aria, e agire nel loro performare, così.
ma alla fine il disturbo è solo quello che ci creiamo, da soli. nessun senso a darne spiegazione. come la barzelletta del fantasma formaggino, con cui il tutto si chiude. non ha alcun senso, non c'è da pensarci su. è solo una barzelletta. la si dice e poi basta. chiuso lì.

ecco. credo mi sia piaciuto.

come la giornata di oggi. buona. mia. solamente.
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venerdì, 14 dicembre 2007,01:36

stasera le poltroncine del Fabbricone di Prato erano tutte occupate. lo erano ieri sera e lo saranno fino a domenica. nel foyer c'erano un sacco di ragazzi della mia età, difficile vederne così tanti ad esser sincera all'entrata di un teatro. scenografia essenziale sul palco, appena si entra.

andava in scena "Gomorra" tratto dal libro di Saviano.

avevo aspettative alte, pur non avendo ancora letto il libro.

quando si è fatto buio e Ivan Castiglione/Saviano ha dato inizio ai 95 minuti di spettacolo ho riconosciuto il silenzio giusto. il silenzio attento che solamente in certi luoghi è facile trovare. il silenzio che presta attenzione agli accenti, alle pause, ai gesti di una mano e ai movimenti della testa.

c'era bisogno di attenzione stasera, anche se a tratti faceva quasi male ascoltare. perchè non era solo finzione quella. e tutti noi che stavamo seduti stasera, là, lo sapevamo benissimo.

questo spettacolo girerà soprattutto i teatri di provincia, una scelta coraggiosa ma che credo si rivelerà comunque positiva. 

cercatelo, se potete. un peccato perderselo.

ps. tornando a casa ho visto 3 stelle cadenti, che non c'entrano niente con Gomorra ma vederne così tante in mezz'ora di macchina mi ha fatto sorridere, dato che ad agosto finisco sempre per sognarmele che non ne vedo mai.. ovvio che i desideri fossero a portata di mano...

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domenica, 01 aprile 2007,19:12

Il nostro gioco
è terminato.
Noi attori
siamo spiriti
e ci sciogliamo
nell'aria lieve,
nell'aria leggera.
Svaniscono i deserti,
i mari sconfinati,
tutto quello che la fantasia
ora contiene
si dissolve.
Noi siamo fatti
della stessa materia dei sogni
e la nostra vita è breve
come l'attimo
di un sonno.

(M. Melato, Sola me ne vo..., Teatro Verdi di Firenze, 31 marzo 2007)

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